Sono state tante le volte che ho tentato di formare una blues band, e non sempre i risultati sono stati positivi... Il mio primo vero gruppo è stato quello dei Frog&Blues, dal 96 al 98 circa... Devo dire che per dei novellini del genere ce la cavavamo davvero bene. Mi sono divertito parecchio ed ho conosciuto delle ottime persone... Mentre militavo in questa prima formazione, ho rubacchiato quà e là qualche nozione chitarristica, prendendo lezioni da Slep, noto musicista blues di Torino e dintorni, e da Massimo Altieri dei Boom Boom Brothers. Entrambi mi hanno insegnato qualcosa, ma soprattutto hanno aperto la mia mente a questo fantastico mondo, fatto di tre accordi e di un miliardo di emozioni.

Nel corso degli anni, lasciati i gruppi e gruppetti delle prime esperienze, ho lasciato in sospeso le blues band e mi sono messo ad inseguire i miei sogni nel cassetto. Qualche pezzo che avevo scritto tempo prima mi ha rubato un po' di tempo tra arrangiamenti, manifestazioni canore e viaggi a Milano e Roma, tra case discografiche e personaggi tipo il gatto e la volpe, poi la famiglia, il lavoro e tutto il resto, mi avevano temporaneamente impedito di tornare a suonare come volevo...

Con Dodo "Harmonica Kid", alias Edoardo Belcastro (il mangiatore di armoniche) il mio impareggiabile socio, ho ritrovato la voglia di esibirmi, ma il sound più blues che mai è venuto fuori quando ho conosciuto Roberto Zorzi e insieme abbiamo formato la RG blues band con Ernesto e Davide. Cliccate sotto per saperne di più.

Il Blues è un modo di vivere.

Questo mi ha detto un amico (bluesman) quando gli ho chiesto come facesse ad essere così carico d'espressività in ogni fraseggio di chitarra che eseguiva. Uno stile di vita, niente di più. Se lo senti quando cammini per strada, quando ti capita qualcosa addosso, quando ti molla una ragazza, quando ti prendi una sonora sbronza... se lo senti mentre vivi, allora è lì con te, allora lo puoi mettere in ogni riff musicale, lo puoi catturare e puoi suonarlo, puoi sbatterlo fuori e farlo "sentire" a tutti.

Non so se ci sono ancora riuscito completamente, ma penso di aver seguito spesso questa "massima" e ultimamente sto lasciando andare le mani dove il cuore vorrebbe portarle, senza pensare troppo ad eseguire un fraseggio tecnico, ma seguendo più l 'istinto, l'animo che in quel momento mi pervade...

E sono contento di quello che viene fuori...

Quello che distingue il blues dagli altri generi musicali è l'utilizzo ossessivo di pochissimi accordi (tre o quattro per brano) e spesso sempre e solo degli stessi giri armonici per determinare la struttura portante, l'accompagnamento. Lo strumento solista (soprattutto nelle performance live) "comanda" il pezzo ed esegue spesso nella melodia dell'assolo una serie di "bending" (passaggi graduali e continui da nota a nota); questo crea un effetto di "umanizzazione" dello strumento che sembra cantare, piangere o parlare... E, in modo naturale, queste tecniche solistiche toccano le "blue notes", quelle note che individuate all'interno di una scala (spesso pentatonica minore, per chi se ne intende) rappresentano i semitoni caratteristici di questo genere. Io le chiamo "le note dell'anima". "Comanda il pezzo" significa che a seconda della forza e dell'effetto creato di volta in volta dal solista, gli altri elementi della band lo seguono dando più o meno intensità all'accompagnamento. E' il tarlo che affligge tutte le formazioni blues: suonare con dinamica.

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